lunedì 24 febbraio 2014
Il governo Renzi e i bot
se non ci fosse Renzi e il suo governo ci sarebbe cosi poco da divertirsi, l'idea di tassare i bot è una gigantesca cazzata, in un regime di liberalizzazione dei capitali gli investitori smetterebbero di comprare bot italiani tassati e si dirigerebbero verso altri titoli, mi sembra ovvio........sti liberisti da strapazzo !!!!!!!!!!!!
mercoledì 19 febbraio 2014
RENZI IL NUOVO / GRILLO IL CONSERVATORE
Renzi è l'ultima carta a disposizione della classe dirigente italiana ed europea. Non a casa l'unica volta che è risuscito a parlare nel confronto con Grillo, ha usato un espressione tipica della Von Merkel "dobbiamo fare i compiti a casa". La cancelliera Merkel ha usato questa espressione per noi, per gli spagnoli e per i greci. Abbiamo visto a che bei risultati economici e sociali questa imposizione ha portato. Il governo Renzi in questo modo chiarisce come vuole operare e quali interessi vuole difendere, non è colpa mia, se le uniche espressioni condivisibili sono state quelle di Grillo sul reale programma dell'ex rottamatore: svendita delle aziende pubbliche; ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro; difesa delle assurde politiche di bilancio imposte dall'unione europea. E' ora che a sinistra si cominci a guardare la realtà, grillo non ha fatto altro che riempire lo spazio vuoto lasciato da noi. O meglio da quelli che ci rappresentavano che hanno governato col partito democratico ai tempi del governo Prodi, non portando a casa nessun risultato concreto, ma imponendo ai lavoratori sacrifici per rimanere nella moneta unica. La vita dei lavoratori è peggiorata sensibilmente per colpa di questa infausta scelta ed oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Le classi popolari ci hanno voltato le spalle perchè ci hanno attribuito lo sfascio economico e sociale che stanno vivendo. Qualcuno in Europa a sinistra sta facendo autocritica come il compagno Oscar Lafontaine è tempo che si cominci a farla anche da noi .http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/07/padre-fondatore-delleuro-moneta-catastrofica-e-avanza-partito-tedesco-anti-ue/585697/
lunedì 17 febbraio 2014
New deal vi preogo un new deal
New deal è la parola magica evocata un po da tutti, sia gli economisti critici ( a ragione) che quelli mainstream. Ma cosa è stato il New Deal ? tradotto nuovo corso, l'espressione nacque con la presidenza Roosvelt all'indomani del crollo borsistico del 1929. Esso prevedeva un protagonismo diretto dello stato in economia. Sia attraverso lo stimolo della domanda con una politica monetaria espansiva, sia con un ruolo diretto nella produzione industriale attraverso investimenti che aumentassero l'occupazione. In poche parole ciò che occorre oggi, ma le classi dirigenti attuali non sento la necessità di mutare corso alle politiche economiche, poichè non si è affacciata nessun movimento sociale delle dimensioni tali d'alterare gli equilibri costituiti. Il controllo del comando è saldo nelle mani del capitale che lo esercita nella dimensione preferita, quella della ricerca del massimo profitto anche in condizioni di crisi. Visto che i costi di essa li scarica sul lavoro. In questi sei anni dallo scoppio della bolla dei subprime non si è riusciti ad elaborare una proposta politica che aggregasse consenso, capace di modificare i rapporti di forza consolidati da un ventennio di dominio incontrastato del pensiero unico. Si possono elaborare le politiche economiche più suggestive e più ugualitarie possibili, ma se non si riesce a costruire intorno ad esse un consenso forte, si rischia di essere marginalizzati e ridotti al silenzio.
domenica 16 febbraio 2014
W gli anni 70'
Ma come ancora con gli anni 70' ? Non erano anni cosi tremendamente ideologici? intrisi di violenza politica che poi è sfociata nel terrorismo? Anni in cui la sera non si poteva uscire di casa per le continue rapine e sequestri. Gli anni della strategia della tensione, delle bombe che esplodevano sui treni, nelle banche e nelle stazioni. Ma vuoi mettere con il decennio precedente, con la spenzieratezza del boom economico, delle fiat 600 comprate a rate cosi come per le enciclopedie e qualsiasi altro bene durevole, dell'estati a Forte dei Marmi, del twist, della dolce vita. Dove finalmente ci siamo lasciati alle spalle le devastazioni e gli orrori della guerra, dove guardavamo con un irrefrenabile ottimismo verso il futuro. Ma come tutte l'epoche considerate belle nascondeva il suo lato oscuro, la crescita del boom era fondata su una fortissima contrazione dei salari dei lavoratori e una fortissimo squilibrio economico tra Nord e Sud. Una società, quella italiana degli anni 60', fortemente classista nelle sue principali istituzioni, dalla scuola al sistema della giustizia. Un processo di urbanizzazione delle grandi città avvenuto in maniera caotica, con l'assenza dei piu' elementari servizi pubblici, interi quartieri nati dal nulla senza alcun piano regolatore, dove si ammassavano le classi popolari emigrate dal sud del paese. Queste contraddizioni non tardarono ad esplodere come la rivolta operaia di piazza Statuto a Torino nel 1962 dimostra, dove il sistema del lavoro a cottimo era diventato insostenibile per la classe operai e una nuova figura di operaio prendeva forma. L'operaio massa, di origine meridionale, spoliticizzato, non legato a nessun sindacato, solamente incazzato e difficilmente addomesticabile come al contrario fu il suo predecessore: l'operaio professionale. Quella rivolta doveva essere il campanello dall'allarme per la classe dirigente di questo paese, cosi non fu. La stragrande maggioranza di essa non avvertiva che per le classi popolari i precetti della costituzione italiana erano lettera morta, che quella italiana non era ancora una democrazia compiuta. Ma come spesso avviene nella storia, quello che non viene concesso dall'alto, se lo prende il popolo dal basso. E cosi fu nel decennio successivo. Ma che c'entra ora sto pippone ? voi direte. Beh è una riflessione nata dopo la vista ad una splendida mostra al palazzo dell'esposizione di Roma: "Anni Settanta".
Spinto da un intervista a Kounellis sul Venerdi di Repubblica, in cui l'artista di origine greche racconta le sue esperinze in quel decennio.
L'intervista inzia con una non tanto velata critica a Renato Guttuso. Kounellis accusa l'artista siciliano di non saper dipingere. Io ci rifletto un attimo e mi viene in mente la Vucciaria...beh effettivamente non è un bel quadro i personaggi sono tutti un po legnosi, poco dinamici.
Beh in fin dei conti Kounellis non ha tutti i torti, poi Guttuso era l'artista organico al Pci, era l'espressione di quel realismo sovietico di cui tutti all'inizio degli anni 70' avevano le tasche piene. Quell'arte cosi retorica, che vuoleva educare le masse, spiegando ad esse come è la realtà. E preso da un furore gruppettaro mi reco al Palazzo dell'Esposizione.
E mi trovo di fronte a queste opere:
Mi è scattato subito il riflesso del critico cinematografico di Sogni d'Oro di Nanni Moretti: ma cosa può capire di quest'arte una casalinga di Treviso, un bracciante lucano o un pastore sardo?
La solita arte elitaria, che usa un linguaggio incomprensibile per i proletari, che gli preferiscono i rassicuranti ed edulcurati modelli della cultura di massa. Girando sdegnato per le sale, mi imbatto in dei video dell'epoca: uno sulla lotta degli infermieri e portantini al Policlinico di Roma. Nel video uno dei leader della lotta parla, con un italiano sgrammaticato e dialettale, di riappropri azione della vita da parte dei proletari, che i conflitti dovevano essere indirizzati verso la conquista del potere e non solo per gli aumenti salariali. Al di là dei discorsi intrisi di ideologia mi sono illuminato ho pensato che il tizio nel video stava sperimentando anche lui come gli artisti dell'istallazioni. Tutti sperimentavono modi di vita e forme di espressione diversi e alternativi, in una ripresa della parola collettiva. La cultura, in tutte le sue espressioni, non era più quella veicolata dall'alto, ma elaborata dal basso in modi e contenuti non confacenti all'estetica dominate. Come nei movimenti si mettevano in discussione il ruolo della famiglia, il patriarcato i rapporti di produzione, nell'arte s'indagava sui linguaggi in maniera libera, dove la libertà era valida solo se era appannaggio di tutti. Allora l'artista d'avanguardia marciava compatto con l'operaio della Fiat, come il primo rompeva gli schemi estetici a cui era ancorato fino a quel momento cosi facevano gli operai nella catena di montaggio, ribaltando il dominio dei padroni, sottraendosi alla catena di montaggio e alla sfruttamento, rifiutando il lavoro che il capitale gli imponeva. Gli operai scappavano dalle fabbriche volevano, da rude razza pagana, prendersi l'unica vita che hanno. Gli artisti occupavano le gallerie, spiazzavano i critici esautoratandoli dal loro ruolo di sacerdoti dell'estetica . Alla fine mi sono detto allora w gli anni 70'
dopo di allora c'è stato il crollo dei salari come si vede dal grafico
sabato 15 febbraio 2014
Napolitano il sovietico
Quanto c'è di sovietico in Napolitano? L'avvicendamento tra Letta e Renzi ricorda quello tra Nikita Chruscev e leonida Bresnev, cambiono i tempi ma i vizi rimangono gli stessi: i cambiamenti vengono decisi nelle stanze chiuse del potere. In realtà Napolitano non è piu' il garante della costituzione italiana, ma dei poteri forti europei: Commissione Europea, Bce e governo Tedesco (non a caso la Merkel chiede di fare in fretta). La democrazia si sta dissolvendo in questo paese come le speranze e le aspirazioni per un futuro migliore.
venerdì 14 febbraio 2014
LA FAVOLA DELLO SPREAD
Nessuno si chiede come mai i tassi d'interesse sui nostri titoli di stato stanno scendendo ad un ritmo vertiginoso in questi ultimi tempi, sebbene tutti i dati macroeconomici siano negativi? Semplice stiamo eseguendo i compiti che la Bce e i mercati ci hanno imposto: compressione della spesa pubblica, precarizzazione del mercato del lavoro e privatizzazioni. Con queste misure diventiamo un paese affidabile per i mercati, meno per i cittadini che fanno parte di questo paese. L'idea di affidare il finanziamento dello stato alla finanza privata è stata un idea catastrofica per i nostri conti pubblici.
Come il grafico riportato dimostra che abbiamo avuto tassi d'interesse elevatissimi fino a quando siamo stati all'interno di un regime di cambi fissi, si sono sgonfiati appena siamo usciti dallo Sme nel 1992. Purtroppo c'è una tendenza malsana nel dibattito pubblico nel voler per forza separe i fatti dalle opinioni, inducendo le persone a credere a realtà che non esistono. Il compito principale che il potere finanziario si è dato in questi ultimi anni è quello di utilizzare la crisi come strumento per educare i popoli europei a rinunciare a tutte le conquiste sociali ottenute nel corso del 900' e il cambio fisso è uno strumento straordinario.
PER QUELLI CHE GLI ANNI 70' ERANO TANTO BRUTTI
L’italia che entra negli anni 80’ presentava delle caratteristiche ben diverse da quelle che fino ad oggi ci hanno raccontato sui terribili anni 70’.
Infatti dal 1962 fino al 1982 il salario di un bracciante era cresciuto di trentasei volte; quello di un operaio torinese di diaciessette volte. Lo stipendio di un impiegato dell’industria meccainica era aumentato di poco piu di tredici volte ; quello di un commesso romano che lavorava presso un in negozio di generi alimentari di circa tredici volte e mezzo, lo stesso incremento aveva avuto lo stipendio di un tranviere romano.quello di un commesso statale era cresciuto un po meno: di 12 volte.La crescita minore si era registrata per un dirigente generale dello Stato, perché era solo di sei volte e mezzo. Che dietro a questi incremnti ci siano state le lotte egualitarie avvenute a partire dall’autunno caldo del 69'è fuori discussione.E’ da notare come un dato triste da registrare come lo stipendio di quello che oggi viene definito un manager pubblico sia cresciuto in modo contenuto in assoluta contro tendenza a ciò che avvenne negli anni successivi fino ad oggi. Dove la sperequazione delle retribuzioni salariali ha avuto una natura fortemente classista.
Inoltre c'è da sottolineare che l'incremento dei prezzi al consumo dei generi alimentari e dei servizi fu nello stesso periodo analizzato molto piu' contenuto della crescita dei salari reali, vorremo ricordare che erano gli anni della "terribile"inflazione a due cifre.
Ma gli anni 70' rimangono brutti sporchi e cattivi.......
L'emergenzialismo come metodo di governo
Per quelli che l'Italia stava sull'orlo del baratro nel 2011 se non
avesse fatto le riforme che l'UE e la Bce chiedevano, ovviamente sotto
dettatura della germania. Riportiamo l'elenco del Pil nominale nel
2011http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_PIL_%28nominale%29 , di cui
si evince che l'Italia crea ancora tanta ricchezza nonostante le
difficolta è ancora l'ottava potenza economica mondiale, quindi era
altamente improbabile che in quell'autunno fallisse come paese.
In realta l'emergenzialismo è una pratica di governo ampiamente sperimentata in questo paese. Basta risalire indietro con gli anni fermarsi alla seconda metà degli anni 70', in cui con la scusa del terrorismo, un fenomeno che a livello numerico era veramente circoscritto è stato ingigantito e addirittura accompagnato durante la sua gestazione per poter infliggere un duro colpo allo stato di diritto introducendo una serie di provvedimenti liberticidi nella regolamentazione dell'ordine pubblico. Il paradosso della storia vuole che la classe politica che varò quelle misure se le vide ritorcere contro durante tangentopoli. Come non ricordare le denuncie della natura liberticida della carcerazione preventiva da parte dei politici travolti dalle inchieste giudiziarie. Chissa come nel futuro prossimo le scellerate scelte di politica economica si torceranno contro all'attuale classe dirigente
In realta l'emergenzialismo è una pratica di governo ampiamente sperimentata in questo paese. Basta risalire indietro con gli anni fermarsi alla seconda metà degli anni 70', in cui con la scusa del terrorismo, un fenomeno che a livello numerico era veramente circoscritto è stato ingigantito e addirittura accompagnato durante la sua gestazione per poter infliggere un duro colpo allo stato di diritto introducendo una serie di provvedimenti liberticidi nella regolamentazione dell'ordine pubblico. Il paradosso della storia vuole che la classe politica che varò quelle misure se le vide ritorcere contro durante tangentopoli. Come non ricordare le denuncie della natura liberticida della carcerazione preventiva da parte dei politici travolti dalle inchieste giudiziarie. Chissa come nel futuro prossimo le scellerate scelte di politica economica si torceranno contro all'attuale classe dirigente
l'Europa affondata dall'euro-liberismo
L' europa affossata dall'euro liberismo
Questo blog è l'anticipazione di un lavoro che sara' prossimamente pubblicato.Si tratta della storia dell'euro. E' aperto al contributo di tutti, nella speranza di arrivare al piu alto numero di persone, per far conoscere il piano diabolico che ha celato la genesi della moneta unica
grazie
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